Si fa presto a dire madre

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Storie di mamme, raccontate da Valentina Furlanetto

“La nostra generazione ha la fortuna di aver sollevato un velo sulle ipocrisie di chi voleva in passato che noi mamme provassimo tutte lo stesso sentimento. Le nostre nonne non sono state così fortunate. Vorrei che mia figlia fosse libera di provare ciò che sente”, esordisce così Valentina Furlanetto, autrice di “Si fa presto a dire madre” (editore Melampo), un libro che racconta 13 storie, di 13 modi diversi di essere mamme. Valentina è giornalista da otto anni a Radio24 ed è mamma, di una bimba di tre anni e di uno in arrivo. “L'immagine della mamma che fa i biscotti e sorride della pubblicità, lontana dalle contraddizioni, dalle ansie che ognuna di noi ha, è quanto mai lontana dalla realtà. E' quello che ci vogliono far credere, ma poi la realtà è diversa” continua Valentina.
Nella mamma giornalista a un certo punto è scattato qualcosa. Come è nata l’idea di questo libro, in libreria dall’8 ottobre?
 E’ una raccolta di storie tratte da interviste che ho realizzato e mi hanno colpito particolarmente. Con alcune di queste donne sono rimasta in contatto per diverso tempo ed è nato un rapporto che va oltre il lavoro. Le interviste sono state realizzate in circostanze diverse, affrontando argomenti come l'affido, le adozioni, gli incidenti sul lavoro, l'immigrazione, i disabili, il carcere. Soltanto a distanza di tempo ho pensato che potevano avere un collegamento, che esisteva questo fil rouge dato dal fatto che le protagoniste sono tutte mamme che si erano trovate a combattere per i loro figli, per le loro idee, per loro stesse. Allora ha iniziato a ronzarmi in testa quest'idea del libro.
E il titolo?
"Si fa presto a dire madre" è una frase pronunciata da una delle donne che ho intervistato. Rende bene l'idea che non esiste una definizione unica di mamma, che la realtà si compone di molte sfaccettature diverse e che è facile, prima di avere figli o di trovarsi in circostanze particolari, giudicare, ma poi ciascuna è
madre a suo modo.
Anticipaci qualcosa…
Ogni capitolo è dedicato a una storia e ha per protagonista una madre. Alcune hanno chiesto di essere citate sotto pseudonimo per questione di privacy, altre invece hanno acconsentito ad esporsi, in ogni caso sono tutte storie vere. C'è Liliana, che gestisce con grande allegria una casa famiglia di Napoli da dove sono passati 150 bambini. C'è Marta, paraplegica e mamma, che ha affrontato con ironia e vitalità le difficoltà pratiche ma anche i pregiudizi della società che una gravidanza comporta per una disabile. C'è Silvana
che veglia da anni il figlio in stato vegetativo e che si definisce una "cattiva madre" perché quando il ragazzo stava bene non è riuscita ad amarlo come avrebbe voluto. Ci sono Silvia a Francesca, affiatata e serena coppia omosessuale che ha costruito una famiglia con quattro bambini. C'è Antonella, che una volta si chiamava Antonio, e che ha recuperato il rapporto con la figlia adolescente. C'è Tiziana che ha vissuto in carcere con il figlio e c'è Norina che porta da mangiare ai braccianti stranieri di Rosarno e li considera un po' i suoi figli. Po c’'è Doretta che ha visto morire le sue due ragazze nello stesso incidente stradale e ha cercato di esorcizzare il dolore scrivendo un testo teatrale. Sono tredici storie particolari dietro le quali c'è spazio per parlare anche dell'Italia, paese "mammone" per eccellenza ma dove in termini di politiche per la famiglia, aiuto alle donne che lavorano e servizi per la cura dei figli alla fine si fa ben poco.
Appunto, le difficoltà a conciliare tutto… Lavorare ed essere mamme è complicato
E’ faticoso, anche se lavori, come me, in un clima molto "mamma friendly" e questo senz'altro aiuta. D'altra
parte è una situazione che condivido con molte donne e non da oggi.  Mia madre era infermiera, faceva orari difficili e non le è stato facile crescere due figli. Ma le piaceva molto il suo lavoro e per me
questo è stato un grande insegnamento. Ho imparato da lei l'importanza dell'autonomia, dell'indipendenza e della gioia di fare cose che piacciono e spero che questo arrivi anche a mia figlia, per me è stato così.
E ci hai aggiunto anche il libro? Quando scrivevi? Come hai fatto?
Non lo so! In effetti è stata dura, ho scritto spesso di notte, quando mia figlia dormiva e nei classici "ritagli di tempo", che poi non ci sono mai. Ogni volta che dicevo "Adesso scrivo" Camilla si ammalava o succedeva qualcosa e ovviamente la priorità era stare con lei. Sinceramente non so neanche io come ci sono riuscita. Senz'altro non ce l'avrei fatta senza l'aiuto di mio marito, dei miei genitori e dei miei suoceri: Per me era importante dare voce a queste persone e loro l'hanno capito.
Tornanado al libro, la storia che più ti ha colpito e che più ti ha insegnato?
Non saprei dire. Tutte mi hanno profondamente colpito ed è stato difficile "togliermele" di dosso, se così si può dire. Sicuramente, a pelle, quella che mi è rimasta più dentro è la storia di Anna che ha scordato la figlia di due anni nel seggiolino dell'auto, è andata al lavoro e l'ha trovata morta. Mia figlia aveva la stessa identica età quando è accaduto e io ho pensato che poteva capitare a chiunque. Poteva capitare anche a me, sono stata solo più fortunata.
Se dovessi ora, dopo aver sentito e raccontato queste storie, a tua figlia cosa è la mamma come lo diresti?
Anche a lei direi che non esiste una definizione unica, non esiste una formula magica o una ricetta e le direi di diffidare di chi sostiene invece di sapere come stanno le cose. Penso - ma in realtà lo pensavo già prima di scrivere il libro, ho solo rafforzato la mia convinzione - che non c'è una regola e non deve esserci e che nessuno ha il diritto di giudicare gli altri. Sono d'accordo con chi ha detto "Avevo mille certezze prima di
avere figli, ora ho mille figli e nessuna certezza" . Essere madri è un processo continuo, un rapporto intenso e che ti coinvolge nel più profondo, ma che ciascuno vive a suo modo. Si può essere madri anche se non si ha partorito, come si può aver partorito e non sentirsi affatto madre. Si può essere madri per un minuto, quando ci si prende cura di qualcuno in esclusiva sentendosi responsabile per lui, si possono non desiderare figli e poi averli per caso e amarli terribilmente oppure volere dei figli e poi cadere in depressione e non sentire niente.

Cristina Colli

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