Raffaella Doni, mammarsupio!

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La storia di una mamma imprenditrice etica

A Raffaella è successo proprio come sempre capita quando vedi una cosa bella addosso a un’altra: “Deve essere mia!”, si è detta la prima volta che ha visto una mamma con una fascia porta-bebè. Da lì ad arrivare al progetto Mammarsupio, che oggi rappresenta uno straordinario esempio di iniziativa imprenditoriale in grado di mettere insieme iniziativa educativo-culturale e filiera etica, sono passati qualche anno e tre figlie.

L'idea
Raffaella Doni è una pedagogista, perciò la sua esperienza di maternità l’ha vissuta ed elaborata con una speciale sensibilità al tema. “La mia prima bambina è nata prematura”, spiega. “Alla clinica Mangiagalli, tra le altre indicazioni, mi avevano congedata spiegando l’importanza della marsupio-terapia per madre e bambino. Il contatto con il neonato non è un modo per viziarlo, come molte mamme e nonne ancora ci rimproverano: è un’esigenza del piccolo esattamente come mangiare e dormire. Alcuni studi tedeschi hanno tra l’altro dimostrato che l’utilizzo del marsupio è altrettanto importante per la madre, perché aiuta a prevenire la depressione post-parto e rappresenta un distacco graduale dalla “pancia”, che dopo la nascita scompare drasticamente. Il tono rilassato della muscolatura materna aiuta poi il piccolo a rilassarsi e a dormire meglio”.

Il boom
Insomma, un sacco di vantaggi a cui però, appena tre-quattro anni fa, non corrispondeva sul mercato alcun prodotto. Le prime fasce di tessuto porta-bebé arrivavano infatti dall’estero, soprattutto dal nord Europa. Così Raffaella ha iniziato a cucirle da sola. Ma il progetto le è cresciuto tra le mani e non è stato più possibile assecondare le richieste. “E poi, mi piaceva l’idea che la fascia arrivasse da una catena di solidarietà fra donne e che ricadesse su un progetto di sostegno e di educazione alla maternità”.

La filiera etica
Detto, fatto. La filiera parte dai tessuti, di prima qualità perché devono durare (un mammarsupio serve fino ai due-tre anni di vita del bambino, più o meno 18-20 kg) e prodotti da una storica impresa familiare, la tessitura Randi.
La manifattura invece è stata affidata a Lavoriamo, una coop sociale legata alla Caritas e composta da donne svantaggiate che hanno occasione di inserirsi ne mercato del lavoro come sarte. I proventi, coperte le spese, servono a promuovere le attività della cooperativa sociale Focus che si occupa a Milano di sostegno alla genitorialità. Se a questo aggiungiamo un sito, www.mammarsupio.com, in cui trovare news, spiegazioni e appuntamenti, il progetto è davvero completo.

Per trovare il mammarsupio bisogna consultare sul sito l’elenco degli esercizi che lo vendono a Milano e dintorni e anche in altre regioni italiane. I costi non sono bassi: la qualità della stoffa e la necessità di garantire uno stipendio equo alle lavoratrici fa inevitabilmente lievitare il prezzo, dai 70 ai 95 euro. Ma quei 5 metri di stoffa che avvolgeranno il vostro bimbo lo accompagneranno fino alla scuola materna…decisamente meglio di un passeggino, no?

Benedetta Verrini

Salve! Sono una donna in

Salve! Sono una donna in attesa del primo genito.Ho letto tanti libri di scenziati,viaggiatori e psicologi.Arivando all'ultima pagina di titti questi libri la mia conclusione era,si ci vuole SLING.Un podi ricerche su internet sui vari siti.Dapertutto lo chiamano sling e tutte le mamme sanno cos'è.Cerco nei siti italiani.Zero!! Poi ho capito che voi lo chiamate "fasca porta-bebè" o babywearing, suona un pò così...non trovate? Non sarebbe più facile per tutti, sia per le neo mamme, che per voi,che li producete utilizzare il termine "mondiale". SLING!Semplicemente per non complicare la vita già parecchio difficile e per unirsi a tutte le mamme,indipendentemente dalla lingua da loro parlata? Vi ringrazio comunque che ci siete e tanti auguri! Che tramite voi tutte le mamme capiscano che bimbo è una parte di noi non solo per 9 mesi, ma ha ancor maggior bisogno di sentirsi al sicuro ed essere stimolato anche appena nato! Auguri!

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