Progetto Care: aiutare i genitori dei prematuri

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Alla Mangiagalli formazione per medici e terapisti

Spesso si ha paura di far male a un bambino appena nato solo toccandolo, lo si vede fragile. Ancora di più questo accade se il piccolo è nato prematuro. Si teme di fare danni e invece proprio le cure dei genitori possono aiutare i piccoli nei loro primi giorni di vita. Per aiutare i genitori in questo percorso sono state organizzate le Giornate della Care, un corso di formazione per personale sanitario che potrà poi istruire i familiari alla cura dei bambini prematuri. Il primo incontro del “Progetto Care” si è svolto nei reparti di neonatologia e terapia intensiva neonatale dell'Istituto Mangiagalli. I corsi sono finanziati da Wellcare, agenzia di Marketing e Comunicazione. I prossimi appuntamenti sono il 21 settembre e l'11 novembre.

Questi corsi hanno lo scopo di favorire l'avvicinamento al figlio e rendere i genitori autonomi nel soddisfare i bisogni infantili dalle prime ore di vita e preparandoli al ritorno a casa. Studi scientifici dimostrano che i nati prematuri reagiscono meglio alle cure mediche se sono in stretto contatto con mamma e papà. Ne parliamo con Lorenzo Colombo, neonatologo alla Mangiagalli…

All'interno dei reparti neonatologia e terapia intensiva neonatale dell'Istituto, diretti dal professor Fabio Mosca, si applica da sempre il concetto di Care. La definizione non è curare, ma prendersi cura, avere un approccio individuale mettendo il bambino al centro della sua famiglia.

Quale è la prima reazione dei genitori davanti a un bambino prematuro in ospedale?

Quando c’è un prematuro la famiglia si trova disorientata e tende a delegare ai medici la cura del bambino. C’è anche l’impatto di solito duro con la terapia intensiva. L’ambiente, per quanto il più possibile umanizzato, sembra un centrale nucleare.

Cosa dovrebbero invece fare i genitori? Cosa potete insegnare loro?

L’obiettivo è ricucire lo strappo che si è creato. Fra gli strumento c’è il contatto. Prima di tutto imparare a mettere le mani nella culla. E poi l’allattamento. Il suggerimento che viene dato è di tirare il latte anche nelle situazioni più estreme perché anche i bambini molto piccoli possano comunque trarre i benefici del latte materno.

Il corso si rivolge a chi lavora in ospedale?
Sì, è prima di tutto un approfondimento delle conoscenze per gli operatori: medici, infermieri, terapisti. Partiamo dalla nostra realtà (fino a 50 bambini fra terapia intensiva, post terapia e predimissione) per vedere quali sono le cose che già facciamo e cosa può essere migliorato e ci confrontiamo con altri reparti di neonatologia come quelli di Modena e di Torino, realtà all’avanguardia che sono all’interno del gruppo nazionale della Care. Dopo il primo appuntamento di giugno ne abbiamo in programma altre due a settembre e novembre per dare la possibilità a tutto il personale di seguire questi incontri. 

Chiara Pizzimenti

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