Pamela Culpepper

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La mamma manager e viaggiatrice che concilia

 Pamela Culpepper di PepsiCo, intervista sul work life balance"Mio figlio dice che è stato tirato su a casseruola". Scherza Pamela Culpepper, vicepresidente di PepsiCo e responsabile della diversità e dell'inclusione del colosso alimentare americano. Scherza, ma neanche troppo: "Sono in viaggio, anche fuori dagli Stati Uniti, almeno una settimana al mese e cucinare cibo sano che basti almeno per tre giorni è uno dei miei segreti per riuscire a conciliare vita e lavoro". E gli altri, quali sono?

Ne parliamo con Pamela durante un recente viaggio in Italia, dove PepsiCo ha 200 dipendenti e dove il tema del work life balance è una sfida quotidiana. Oltre che come responsabile della diversità e dell'inclusione, la Culpepper lo vive sul piano personale: suo figlio ha 16 anni, e lei viaggia per il mondo da quando ne aveva 8.

Radiomamma: Casseruola a parte, come riesce a conciliare?
Pamela Culpepper: Inannzitutto non colpevolizzandomi per ciò che non posso controllare. E poi ammettendo a me stessa che la conciliazione è una competenza che acquisisci sul campo, sbagliando e migliorando.

R: Cosa ha imparato in questi anni?
PC: A mettere dei paletti e a organizzarmi. Tre giorni a settimana, per esempio, non leggo le email di lavoro dopo le 18 per godermi la famiglia ma anche per fare in modo che i miei collaboratori si godano la loro. Inoltre cerco di concentrare i viaggi di lavoro nei giorni centrali della settimana, quando mio figlio ha più attività e sente meno la mia mancanza.

R: E se l'attacco di nostalgia, o il bisogno, prende comunque?
PC: Ho consegnato a mio figlio  due "Stay at home mom card", carte simboliche che può utilizzare in qualsiasi momento per dirmi "torna a casa, adesso". Le ha da due anni e non le ha mai utilizzate. L'idea delle carte mi è venuta in mente un giorno in cui gli dicevo che lui, per me, viene prima di tutto. Credo che questo strumento lo aiuti a riflettere sui bisogni e anche sull'autonomia. Per quanto riguarda invece il contatto quotidiano mentre sono lontano da casa, per noi fondamentale è la tecnologia: parliamo su Skype e per telefono, correggo i compiti via email e, se serve, provo le lezioni. In generale, un buon consiglio è quello di privilegiare il tempo di qualità in famiglia rispetto alla quantità.

R: Sulla carta sembra facile, eppure per molte mamme è una lotta quotidiana con il senso di colpa e di inadeguatezza sia in famiglia sia sul lavoro
PC: Credo che tutte dovremmo ricordarci che cercando soluzioni di conciliazione trasmettiamo importanti messaggi ai nostri figli. Se stiamo tirando su una bambina, quello che  giornalmente le dimostriamo è che, da grande, non sarà costretta a scegliere tra il lavoro e i figli. Se abbiamo figli maschi, li stiamo aiutando a capire i bisogni degli altri, a ragionare, nell'ambiente di lavoro ma anche in quello della casa, mettendosi nei panni di persone diverse con bisogni e identità differenti.

R: Il 34% delle lavoratrici di Pepsi, a livello mondiale, ricopre posizioni dirigenziali. A livello italiano, la percentuale è del 27. Come facilitate la conciliazione?
PC: Con un'iniziativa che abbiamo chiamato "One simple thing", una cosa semplice in italiano: concordiamo con i dipendenti un obiettivo personale, come per esempio andare una volta a settimana a prendere i bambini a scuola, che il capo si impegna a sostenere e su cui, a fine anno, sia il dipendente che il capo sono valutati ai fini contributivi. Inoltre puntiamo sulla flessibilità di tempo, luogo e giorno. Oltre al part time e alla possibilità di lavorare da casa un giorno a settimana, nei mesi estivi la settimana lavorativa si può comprime a 4.5 giorni. E poi proponiamo servizi che variano dalla spesa online da ricevere a casa a una linea telefonica cui rivolgersi per risolvere piccoli problemi della quotidianità.


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