"Non riesco a fermarmi!". Che fare?

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Un libro dell’associazione Gianburrasca aiuta i genitori di bimbi iperattivi

Non minimizzare, non pensare che il bambino sia solo vivace. Il primo punto fermo è questo. Sono molti i bambini iperattivi, che soffrono di disturbi dell’apprendimento e della condotta. Un numero che pare in crescita nel contesto sociale contemporaneo. E sono molte anche le domande che genitori e insegnanti si pongono. Le più importati fra le questioni legate all’iperattivismo sono presentate nel libro Non riesco a fermarmi! 15 risposte sul bambini iperattivo di Uberto Zuccardi Merli, edito da Bruno Mondadori. Il libro, in copertina c'è una trottola come appare un bambini mai fermo, è scritto con un linguaggio semplice e si propone anche di presentare alcune idee per ridurre l’impatto dell’iperattività su bambini, famiglia e scuola. Fra le tante domande che ci si pongono: perché un bambino diventa iperattivo, maschi e femmine sono diversi, si guarisce, servono le medicine?
 
Un volume che nasce dall’esperienza di Gianburrasca, spazio di ascolto e cura per il disagio infantile e il sostegno alle famiglie, nata nel 2007, di cui il dottor Zuccardi Merli è responsabile scientifico. Gianburrasca, spiega Zuccardi, è nata per rispondere a un’esigenza sociale e insieme raccogliere una sfida, dedicarsi allo studio della forma di disagio psicologico più estesa nella società occidentale fra i 6 e i 10 anni: l’iperattività.

Il libro contiene risposte alle domande che più di frequente vi vengono presentate?

Non semplici risposte, ma uno svolgimento su temi importanti che emergono principalmente nell’attività di Gianburrasca

Seguendo parte delle domande presentate nel libro, cosa è l’iperattività?

Un comportamento comune ai bambini che nasconde però problematiche individuali. L’iperattività è un sintomo. Il bimbo iperattivo non si ammala per cause ereditarie. L’iperattività è l’effetto di un disagio che riguarda il legame del bambino con il campo sociale.

Come ci si accorge dell’iperattività?

È la scuola a dirlo per prima. Bisogna distinguerla dalla normale vivacità dei bambini. Nell’iperattività c’è un sintomo. I genitori tendono a voler confondere le due cose e non evidenziare che nel bambino ci sia un problema. Un bambino iperattivo non è un bambino vivace, ma un bambino che non riesce a controllare il suo corpo. Non si deve minimizzare.

Voi come avete deciso di affrontarla?

Studiare la società contemporanea è stato il primo passo. Poi abbiamo lavorato su come incontrare il bambino iperattivo, creare una relazione con il bambino. Accoglienza del disagio. Non si punta a far guarire, ma a far emergere le questioni, capire l’intensità del sintomo, far emergere dalle parole del bambino, dal suo inconscio, il problema.
A Gianburrasca non si fanno domande al bambino, si attende che venga da lui la domanda, magari legata all’attività che si sta facendo una stanza piena di giochi. La fiducia è un elemento fondamentale. Qui si ascolta e si tratta con un percorso di cura che prevede anche uno spazio d’ascolto per le famiglie.

Come si guarisce dall’iperattività?
 

Il bambino non guarisce dall’iperattività. Non è come un disturbo dello scheletro. Si trasforma in altro.

Qui trovate anche i video del Dottor Zuccardi Merli e la presentazione del Centro Gianburrasca.

A cura di Chiara Pizzimenti

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