Non nasconderti dal gioco, nasconditi per gioco!

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La campagna sociale di Pepita

Non nasconderti dal gioco, nasconditi per giocoSono assolutamente convinti che genitori e figli possono ritrovarsi nel modo più semplice: il gioco. Così, quelli di Pepita, la cooperativa sociale "bottega dell'educare", che ogni anno avvicina migliaia di ragazzi tra oratori, parrocchie e scuole in percorsi di aggregazione e formazione, scommette tutto su una campagna sociale: "Non nasconderti dal gioco, nasconditi per gioco!".
Un invito a tutti i padri e le madri a riprendere il dialogo con i figli attraverso la dimensione creativa, esaltante, fantastica e anche "regolamentata" del gioco. "Per far crescere ragazzi più sereni, con la sensazione di avere "una squadra" alle spalle, con un chiaro universo di valori", spiega Ivano Zoppi, presidente di Pepita. Che per aiutare le famiglie a ritrovare questa dimensione, oltre a diffondere uno spot televisivo, ha messo a disposizione sul sito un kit di materiali sia scientifici (che spiegano come il gioco sia uno straordinario strumento educativo) sia pratici (una guida pratica ai giochi da fare insieme a casa). www.radiomamma.it lo ha intervistato.

Perché fare una campagna sociale sul gioco?
Abbiamo concepito questo progetto subito dopo uno studio, realizzato in collaborazione con i ricercatori del Cremit dell'Università Cattolica di Milano. Un campione piuttosto vasto, 2mila ragazzi dagli 8 ai 17 anni, aveva risposto a un questionario sul gioco e il tempo libero che aveva mostrato una situazione sconcertante: per tutti, ovviamente, il gioco rappresenta un elemento importante della vita, ma pochissimo condiviso con la famiglia o comunque con qualcuno.

Quali erano stati i risultati?
Il 44% degli intervistati ha dichiarato di giocare da solo quando si trova a casa, preceduto da un 47% che ha dichiarato di giocare con fratelli e sorelle, seguito dagli amici (33%) e infine papà (17%) e mamma (12%). La presenza dei genitori, dunque, in questa dimensione così importante di esperienza e scoperta resta residuale.

Perché, secondo la vostra esperienza, i genitori giocano così poco con i figli?
Da un lato c'è un aspetto oggettivo: i tempi di vita, il lavoro, le preoccupazioni oggi "congelano" le famiglie, tolgono serenità alla vita quotidiana. Vediamo molti ragazzi che crescono con il patema della crisi, con pochissime speranze verso il futuro. Inoltre, in molte famiglie c'è un atteggiamento di "delega", dal punto di vista educativo, ad altre agenzie, dalla scuola agli oratori fino ai gruppi sportivi. Però spesso questa delega è troppo precoce e troppo "in bianco": la famiglia resta la prima agenzia educativa, senza questo pilastro i ragazzi non hanno riferimenti.

Qual è la scommessa di Pepita?
Il gioco è creatività, spirito di gruppo, solidarietà, coraggio, rispetto delle regole. Per un bambino è un'occasione fondamentale per fare esperienze significative e per mettersi in relazione con altri. Vorremmo dire alle mamme e ai papà di essere parte di questo processo, di non restare ai margini, anche quando non si sa bene da che parte cominciare. Vorremmo stimolare un processo di riflessione dei genitori per ripensare il rapporto con i figli e con il gioco nell’ottica di una condivisione relazionale dell’esperienza, approfittando del maggior tempo libero a disposizione nel periodo estivo.

Lo spot ha un incipit piuttosto forte, come lo diffonderete?
Sì, abbiamo pensato a un linguaggio provocatorio e lo abbiamo fatto apposta, per comunicare nel modo più diretto possibile. E' disponibile su tutti i canali multimediali e lo stiamo diffondendo negli oratori, nei centri estivi e nei corsi formativi, oltre che in televisione.

Come si ricomincia a giocare?
Basta davvero poco: impegnare con costanza un po' di tempo ai propri figli, facendo qualcosa insieme. Non è necessario spendere soldi o fare chilometri, basta stare insieme divertendosi. Sul sito di Pepita abbiamo raccolto un elenco di giochi facilmente realizzabili a casa propria.

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