Hello daddy

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Ovvero la vita di una famiglia con due papà

Altro che famiglia arcobaleno, famiglia innovativa o del futuro.“Tradizionale, conservatrice quasi”. Claudio Rossi Marcelli, confessandosi lui stesso sorpreso, definisce così la sua famiglia formata da tre figli (due gemelle e un maschio) e due papà.  Niente mamma.
Claudio (giornalista a Internazionale) e Manlio (che lavora nel marketing dei detersivi) hanno 35 anni , stanno insieme da quando ne avevano 20, da luglio sono sposati (in Svizzera). Desideravano diventeremo genitori e così è stato. Clelia e Maddalena hanno quasi 4 anni e Bartolomeo ha tre mesi.  “A parte il percorso fantascientifico che ci ha portati a diventare genitori, non ci siamo inventati proprio nulla. E lo dico con una punta di sorpresa, perché io stesso mi sarei aspettato un risultato più innovativo. E invece siamo noiosi e normali. Ma molto felici di esserlo”, racconta Claudio.
Claudio e Manlio sono diventati genitori grazie alla Gpa, la gestazione per gli altri, più nota come maternità surrogata. Sono volati negli Stati Uniti dove hanno trovato una donatrice e una donna  che ha portato avanti le gravidanze. Ed ecco che sono arrivati i tre bimbi. Claudio ripercorre tutta l’avventura nel libro Hello Daddy (Mondadori): l’idea di voler essere padri, la ricerca della soluzione, la messa in pratica volando a New York, il momento delle doglie al di là dell’Oceano, il primo incontro con le gemelle appena nate, il faccia a faccia con gli uffici pubblici e i giri in passeggino per Roma.
E’ per “attivismo” che ha deciso di scrivere il libro, quindi di rendere pubblica una cosa così privata?
Nei primi due anni con le bambine mi sono reso conto - con una certa sorpresa - di che profondo impatto abbia la nostra storia sulle persone che ci conoscono e così ho voluto "trasferirla su carta", per amplificare la sua forza. Non ero convintissimo di volermi esporre così, di esporre tutti quanti, ma mi è sembrato anche un atto dovuto: le cose ci sono andate così bene che mi sembra giusto condividere la nostra fortuna, distribuirne piccole gocce a tutti quelli che hanno bisogno di un incoraggiamento
Perché avete voluto figli a tutti i costi? Disposti a vivere un’avventura come quella che racconta nel libro?
Non direi che abbiamo voluto dei figli a tutti costi, ma piuttosto che abbiamo voluto provarci. Io e Manlio desideravamo molto un bambino, certo, ma sapevamo che non era certo che ce l'avremmo fatta e ci eravamo già detti che, se le cose non avessero funzionato, saremmo stati felici lo stesso. Eppure i tempi ci sembravano maturi per questo salto, e quello che è successo dopo ci ha dato ragione. L'avventura si è rivelata un viaggio incredibile, un modo bellissimo di creare una famiglia.
A un certo punto nel libro c’è l’incontro con due aspiranti papà italiani e si legge “non gli sembrava giusto avere figli in un paese così retrogrado come il nostro”…e in un altro punto dice di essersi piacevolmente stupito di avere accanto a colazione (a New York) una famiglia con due papà. Voi ora vivete a Ginevra, siete scappati dall’ Italia?
Il modo in cui siamo stati accolti a Roma è stato molto bello. Siamo stati coccolati da tutti - e non parlo solo di amici e parenti - e questo ci aveva fatto tirare un sospiro di sollievo e sentirci molto grati verso il nostro paese. Il trasferimento a Ginevra è dovuto al lavoro di Manlio, ma una volta qui ci siamo resi conto che, al di là del livello sociale, abitare in uno stato che ti rispetta e ti riconosce legalmente come coppia sposata ti fa sentire molto bene. È una sensazione che ti arriva fino alle ossa, che ti fa sentire a posto col mondo. E quindi, se l'arrivo in Svizzera non era stata una fuga, ora si è trasformato in un esilio. Aspettiamo al di là delle Alpi che qualcosa in Italia si muova.
Giuridicamente siete papà entrambi?
No, io sono il genitore legale delle gemelle e Manlio del nuovo arrivato. In Italia siamo considerati due ragazzi padri che abitano sotto lo stesso tetto. In Svizzera siamo una coppia sposata con ognuno dei figli suoi, ma al parlamento si discute già della possibilità di lasciarci adottare legalmente ognuno i figli dell'altro, quindi speriamo sia solo una questione di tempo. Sarà un po' ridicolo adottare il mio stesso figlio, ma si tratta di una cosa importante, perché al momento mi vengono riconosciuti  solo pochissimi diritti e doveri nei suoi confronti.
Avete due ruoli distinti?
Abbiamo ruoli divisi, nel senso che io sono a casa molto di più, mentre Manlio ha un ruolo più tipicamente paterno. Ma poi siamo completamente intercambiabili, nell'arco della giornata, ma anche a lungo raggio: non è detto che un giorno non decidiamo di scambiarci le parti e di prendere ognuno la sua "boccata d'aria".
Come vi chiamano le bambine?
Mentre aspettavamo di diventare genitori ci siamo fatti queste domande. Ma poi le nostre figlie hanno trovato la soluzione più semplice: ci chiamano papà! Se vogliono specificare di chi si parla aggiungono il nome, ma in realtà è quasi sempre chiaro a chi si stanno rivolgendo. Soprattutto quando c'è da fare i capricci, visto che l'altro papà è molto più permissivo di me e non riesce mai a dire di no ai sui bambini.
 “Tu e Manlio siete la speranza di tutta la comunità gay italiana…”, si legge nel libro Il vostro desiderio di famiglia è stato anche un atto dimostrativo?
Io e Manlio non siamo attivisti. E anche prima di scrivere il mio libro ci ho pensato molto, perché siamo sempre stati convinti che l'attivismo è una scelta personale e non si devono coinvolgere i figli. Ma poi ci rendiamo conto che, nostro malgrado, noi siamo una piccola manifestazione ambulante: il semplice fatto di andare a scuola, di passare dal panettiere, di parlare con i vicini è già una forma di attivismo passivo. Essendo noi stessi e non nascondendo nulla su come siamo diventati genitori, facciamo cambiare l'opinione della maggior parte delle persone che incontriamo. In Italia sono sempre di più gli omosessuali che vogliono dei figli, è la conseguenza naturale del grande progresso che si è fatto nell'abbattere i pregiudizi. Ma la politica italiana è decenni indietro rispetto agli italiani, e quindi il riconoscimento di questo diritto lo vedo lontanissimo

di Cristina Colli


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