Generi: il rispetto reciproco si impara a scuola

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Intervista a Tatiana Biagioni, Consigliera di Parità di Milano. "Insegnanti, usateci: ecco un video e un progetto utile"

“La differenza tra uomo e donna? I maschi non possono andare nel bagno delle femmine e viceversa”. Sembrano molto avanti, sul tema del genere, i bambini di Milano che hanno partecipato al progetto “imPARIaSCUOLA” promosso dalle Consigliere Provinciali di Parità di Milano e di Monza Brianza in collaborazione con AFOL Milano.

“E’ solo una delle risposte che ci fa dire che i bambini, soprattutto quelli ancora piccoli, delle elementari, hanno un grande senso di parità, nel guardare al rapporto uomo-donna. Quando gli si dice che in Italia non abbiamo mai avuto un presidente della Repubblica donna, loro, a differenza degli adulti, si stupiscono. E chiedono? Non ci sono mai state donne così brave da meritarselo? E finché c’è stupore c’è spazio per farli diventare adulti consapevoli” spiega l’avvocato Tatiana Biagioni, da dieci anni consigliere provinciale di Parità di Milano.

imPARIaSCUOLA è un progetto che nello scorso anno scolastico ha coinvolto tra Milano e Monza cinque scuole, primarie e secondarie. Un progetto che voleva promuovere una cultura di genere e di valorizzazione delle differenze nelle scuole, con un’attenzione specifica ai temi del lavoro e delle pari opportunità.

Cosa è successo alle classi coinvolte?
Ci sono stati incontri di formazione e sensibilizzazione da parte di persone specializzate, con docenti e genitori innanzitutto. Per esempio, con i docenti, per lavorare sui libri di testo. Se guardiamo a quelli di storia, le donne non ci sono neanche nei disegni. E se guardi ai testi per le elementari, ai classici problemini e frasi da completare. La donna è sempre la ballerina, l’uomo l’ingegnere.  Permettere ai docenti di analizzare questo e scartare quei libri che presentano discriminazioni è già un grande passo avanti.

E con i bambini e i ragazzi?
Nelle classi gli insegnanti hanno affrontato i temi dell’identità di genere, dei condizionamenti cui siamo soggetti, degli stereotipi, dei ruoli in famiglia ecc con diversi metodi, a seconda dell’età dei bambini. Si sono analizzati i giochi, il web, la tv. Si sono guardati film e cartoni. Si è parlato, si sono fatte interviste, disegni, racconti.....
Per le/i più piccoli: il gioco e l’assunzione dei ruoli, la descrizione della propria realtà (il lavoro della mamma e/o del papà), l’interazione con le mamme e i papà  (il confronto e il dialogo con gli adulti, utilizzando il gioco dell’intervista), la riflessione individuale (questionari) ecc..
Per le/i più grandi: giochi di ruolo, l’analisi della propria realtà (per esempio l’utilizzo di testi per il confronto), l’interazione, il confronto e il dialogo con gli adulti sul tema delle pari opportunità (non solo con i propri genitori, utilizzando la forma dell’intervista), la riflessione individuale (questionari) e le proposte (le differenze tra sessi nello sviluppo della società e nel mondo del lavoro, le pari opportunità come un’occasione di miglioramento nelle organizzazioni), le testimonianze e lo studio (conoscere le normative, i diritti, gli istituti….).
E poi è stato realizzato un video-inchiesta "Ma il cielo è sempre più blu ... a Milano. Le bambine e i bambini della Scuola primaria Pisacane e Poerio si raccontano" . Lo si può vedere sul sito dedicato al progetto: clicca qui.

E  ora come pensate di ampliare l'impatto del progetto in altre realtà e per altri bambini e ragazzi?
Noi non possiamo ogni anno fare un progetto, non ci sono le risorse. Ma abbiamo pensato: se coinvolgiamo gli insegnanti, loro restano nelle scuole. Parlare e informare le famiglie e soprattutto i docenti, vuol dire inserire un elemento da germogliare nella scuola. Questo era un progetto pilota, un intervento però facilmente ripetibile.

Basta parlare di un tema così importante, per fare passi avanti nella società?
No. Ma se non ci si riflette non lo si vede. Pensate a un quadro. Per anni lo guardiamo e non vediamo la coccinella in basso a destra. Poi un giorno qualcuno ce la fa notare e allora ci domandiamo “come ho fatto a non vederla per vent’anni?” e da quel momento il nostro occhio la noterà sempre e subito.  Per questo quella coccinella è bene farla notare fin da piccoli.

Genitori e insegnanti che volessero affrontare la questione come possono fare?
Innanzitutto usare gli strumenti istituzionali che ci sono. Ogni provincia ha una consigliera di parità. Chiamatemi per incontri. Facciamo qualcosa insieme. Poi possiamo dare alle scuole che lo vogliono il filmato di cui parlavo prima, il materiale usato nelle scuole che hanno aderito al progetto. C’è il sito, www.impariascuola.it, con tutto il materiale.  Si possono contattare i docenti che hanno partecipato, per portare la loro esperienza in altre scuole.  Sempre sul sito c’è una guida operativa in pdf. Si può partire da quello. L’importante è fare....

di Cristina Colli

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