Ecco la "mamma" di Piripù

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Intervista a Emanuela Bussolati, vincitrice del premio Andersen

E' un architetto che progetta libri per bambini, "un modo per costruire pensieri e immaginazione", spiega. Emanuela Bussolati è un'autrice con un curriculum straordinario. Scrittrice e illustratrice (delle ballate di Piumini e delle fiabe di Bianca Pitzorno, ad esempio), i suoi libri sono pubblicati e tradotti in tantissimi paesi.
L'ultimo, "Tararì Tararera", vincitore del Premio Andersen 2010, "me lo sarei pubblicata anche da sola", giura, parlando con Radiomamma.it.

Tararì Tararera è un libro emozionante. La storia è semplicissima: Piripù Bibi è il più piccolo di una famiglia di scimmiette e si fa seguire nella sua prima avventura nella foresta.
Ciò che rende speciale la lettura è che il libro si trova perfettamente in equilibrio tra illustrazione e linguaggio, un linguaggio non comune, un idioma trasversale, fatto di suoni ed esclamazioni che bambini e grandi posso comprendere al volo e poi interpretare. A capirne le potenzialità è stata Patrizia Zerbi, fondatrice di Carthusia, che lo ha pubblicato come primo mattone di una collana. 

Emanuela BussolatiEmanuela Bussolati (nella foto di Daniela Zedda) ci racconta come è nata la "lingua di Piripù". E come leggere (e amare) i libri che proponiamo ai nostri bambini.

Come è nato questo libro?
Prima di tutto dalla considerazione che oggi sui libri per bambini ci sono un'aspettativa, un carico di significati, un'aura quasi taumaturgica...In realtà, il messaggio racchiuso all'interno di un libro passa soltanto se a monte c'è una relazione tra adulto e bambino. Proprio come a scuola, quando ci si appassiona a una materia anche ostica solo se l'insegnante dimostra passione e amore. Anche nelle letture per i bambini è così: il bambino si diverte perché ti diverti tu.
E la lingua di Piripù?
Ho cercato di de-strutturare il testo, cercando un linguaggio transculturale, che permettesse di lavorare soprattutto su questo aspetto della relazione adulto-bambino. Ne è venuto fuori una sorta di gram-lo teatrale. L'ho letto e riletto molte volte, perché fosse essenziale e assolutamente scorrevole. Ho chiesto ad Antonio Panella, sensibile attore di teatro e animatore di tante letture, di leggerlo e valutarlo. Mi ha dato un grandissimo aiuto e sostegno.
Lo sa che quando si legge Tararì Tararera non si riesce a contenere l'entusiasmo?
E' molto bello vedere i bambini che ridono come pazzi al “Pum pum patàm patapàm…stò!” e dondolarsi al “Nena nina, nina nena…”, una grande gioia. Una mamma ha inviato al mio blog una registrazione della sua personale lettura al suo bimbo. E' straordinaria!
Sul libro c'è stata anche una ricerca scientifica curata da Marina Cinieri.
E' vero, il libro è stato letto in alcuni nidi della città di Genova e dalle reazioni dei bambini è stata fatta una relazione, pubblicata su Andersen. Non mi aspettavo che Piripù avrebbe fatto presa anche su bimbi molto piccoli, invece questa è stata la dimostrazione che si tratta di una sorta di pre-linguaggio universale.
E com'è la reazione dei genitori?
Tararì Tararera è un libro in cui devi entrare, o ti diverte o molli. Non si tratta di "fare i bambini", ma si tratta di divertirsi, da adulti, con i propri bambini e condividere insieme un momento speciale.
Ma come si dovrebbero leggere i libri ai propri figli?
Bisogna leggerli prima da soli. E decidere se li amiamo anche noi. Se una storia non piace, è difficile raccontarla. E poi, durante la lettura, bisognerebbe avere le antenne tese sul bambino, proprio come durante il bagnetto o il pasto: è un dialogo continuo, in cui bisogna capire se il bambino si diverte, se è insofferente, se vuole cambiare gioco o soffermarsi su una pagina che l'ha colpito.
Lei vive e lavora a Milano. Che città è per i bambini?
Milano è il paese del Bengodi, dove si rischia di diventare asini. C'è tutto: l'offerta è vastissima, ma tutto è difficile da raggiungere e da fare. E spesso, anche quando un'esperienza è stata fatta, non c'è il tempo per sedimentarla ed elaborarla. Siamo dentro una velocità che comprime la riflessione, la creatività. Ciò che mi colpisce sempre di Milano è la scarsa fruibilità dei parchetti. I bambini sono come congelati in una sola scenografia: scivolo-altalena-giostrina. Non possono correre sull'erba a piedi nudi, non possono arrampicarsi sugli alberi. Vorrei vedere Milano piena di bambini. Invece mi pare che siano sempre più spesso chiusi da qualche parte.

Benedetta Verrini

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