Crapapelata

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I bambini protagonisti in radio

Bambini travestiti e intrattenuti come star in televisione. Giusto, sbagliato? Il dibattito è rovente negli ultimi giorni. Ma i mezzi di comunicazione possono avere come protagonisti i bambini in modo costruttivo e sereno?

«Come diceva Gianni Rodari il bambino è un essere umano con il proprio mondo, non è un piccolo adulto che deve crescere. Si tratta di rapportarsi a loro con una semplicità e naturalezza», risponde così Daniela Bastianoni, insegnante di lettere alle medie, la voce e l’anima di Crapapelata, la trasmissione radiofonica storica di Milano, in onda la domenica mattina (dalle 9 alle 10) su Radio Popolare. Da trent’anni in quell’ora si parla di mondo bambini, con i bambini e i grandi.

Crapapelata compie trent’anni. Ma come è nata l’idea, il format che ha avuto così successo?
La trasmissione è iniziata alla fine del 1981 come trasmissione di prova. La radio non aveva mai fatto nulla di specifico per i bambini e quindi ci hanno chiesto, all’epoca eravamo in tre, di preparare alcune fiabe da far ascoltare. Era un momento di ascolto la domenica mattina. Poi la cosa è piaciuta molto, gli ascoltatori hanno cominciato a telefonare chiedendo perché non allungavamo il tempo in onda. E dall’anno successivo abbiamo iniziato con quella che è poi diventata Crapapelata.

Il nome?
Riprende quello di una filastrocca milanese, che non è conosciuta dai bambini, ma è un nome abbastanza buffo da farli sorridere e divertire ugualmente. Abbiamo italianizzato il Crapapelada della vera filastrocca, facendola diventare Crapapelata. E’ un richiamo alla tradizione, ma con un occhio alla modernità.

Ma a chi parla Crapapelata? I bambini stanno un’ora con la radio accesa?
Ovviamente i più piccoli non reggono un’ora di ascolto. Ma è una trasmissione sul mondo dei bambini ascoltata e fatta un po’ per tutti. Ci seguono soprattutto i bimbi in età da scuola materna e da elementari. E viene ascoltata moltissimo dagli adulti. Non solo genitori, ma anche persone che lavorano nel mondo della scuola, del teatro, dell’animazione.  E’ una trasmissione che si rivolge anche agli adulti per dare informazioni con un linguaggio molto semplice e diretto.
E i bambini come partecipano?
I bambini fanno la trasmissione con me. Telefonano o vengono in studio di persona. Non bisogna prenotarsi, ma semplicemente arrivare la domenica mattina in via Ollearo 5, a Radio Popolare, e subito si entra in studio con me. Fino a novembre ho domeniche pienissime di piccoli ospiti, poi d’inverno spariscono, per il freddo, ma in primavera rispuntano puntuali. In studio devo dire che prendono subito confidenza con il mezzo. Come interagiscono? Portano la loro esperienza, anche i grandi temi sono riportati alla loro realtà, quello che loro sono in grado di esprimere e dire. Quest’anno abbiamo parlato molto della scuola chiaramente o dell’immigrazione, del diverso, dello straniero. Sono argomenti che loro vivono tutti i giorni e sono  in grado di riportare con le loro emozioni.  Poi intervengono nel momento gioco, oppure semplicemente mi telefonano per dirmi: “Volevo salutarti e dirti che oggi vado a pranzo dalla nonna”….

Gli ingredienti della puntata?
C’è una scaletta, che non viene mai rispettata, perché la realtà s’impone ogni domenica. Abbiamo un grande rapporto con il territorio ormai dopo 30 anni e sono spesso gli ascoltatori che propongono temi legati ad attualità, cose che succedono e hanno a che fare con il mondo dei bambini.  Comunque c’è il momento del “dibattito” su un tema, delle segnalazioni di iniziative, delle interviste, poi c’è il momento del racconto, della musica, del gioco, un modo per giocare con le parole, visto che siamo in una radio. Il tutto in un clima molto famigliare, sereno e tranquillo.

Niente a che fare allora con i bambini star del piccolo schermo...
La televisione lo fa volutamente, sfrutta l’immagine del bambino perché fa comodo così, noi cerchiamo di non farlo, anche se può capitare che si sia creato il personaggio bambino, quello un po’ più sveglio e che fa piacere ascoltare perché simpatico e sa un sacco di cose. Il rischio di fare diventare macchietta qualcuno c’è. Ci vuole abilità a non cadere in trappola. Speriamo di esserci riusciti in questi anni.

Crapapelata ha un rapporto stretto con la città, si può dire che ha cambiato un po’ Milano, la Milano dei bambini?
Ha fatto, soprattutto negli ultimi anni, un po’ da collettore delle moltissime realtà che lavorano, seriamente, intorno al mondo dei bambini. Spesso operano in modo un po’ isolato e invece con Crapapelata si incontrano, entrano in contatto, si scambiano indirizzi, appuntamenti, progetti. Ed è anche occasione di incontro tra fasce di età diverse: c’è la nonna che ascolta, il genitore, il bambino. La trasmissione è una possibilità di incontro di diversità, che in una città come Milano credo sia importante in questo momento.

Dopo trent’anni cosa può succedere? Crapapelata potrebbe allargarsi ai più grandicelli?
In realtà manca una trasmissione dedicata ai preadolescenti e a loro piacerebbe moltissimo. A me piacerebbe molto, anche perché negli anni sono crescita anch’io…

Cristina Colli

Crapapelata torna in onda da ottobre, dopo la pausa estiva. Dalle 9 alle 10 sulle frequenze di Radio Popolare

Info: crapapelata@radiopopolare.it


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