Con le ali ai piedi

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La squadra di street Hockey per bambini che fa vincere l'integrazione

“A parlare chiaro sono i loro volti, i loro sorrisi”, racconta Caterina Trucco, referente dei progetti della Cooperativa Imparole, che con la Società Sanda di Brugherio ha creato “Con le ali ai piedi”, un corso di Street hockey per favorire l’integrazione dei bambini disabili anche al di fuori della scuola.  Quindi bambini con i pattini, ma niente ghiaccio, si gioca su un pavimento tipo linoleum.  Perché proprio l’hockey? “Avendo poche e semplici regole e frequenti cambi di giocatori, ci permette di non caricare eccessivamente i ragazzini, sia dal punto di vista cognitivo che fisico”, spiega Caterina Trucco. La cooperativa Imparole si occupa della diagnosi e del trattamento dei disturbi della letto-scrittura, del linguaggio, delle difficoltà psicomotorie, dei disturbi cognitivi e dell’iperattività, con terapie effettuate in sede e progetti anche nelle scuole

A chi si rivolge il corso?
Normalmente lo Street Hockey è uno sport indirizzato a tutti i ragazzi normodotati dagli 8 ai 14 anni. La nostra novità è stata di coinvolgere anche ragazzi con disabilità cognitive e/o disturbi comportamentali e
relazionali, che spesso faticano ad inserirsi in contesti sportivi di gruppo. Tutto ciò ci permette di lavorare sugli aspetti della socializzazione extrascolastica, ma che hanno poi una ricaduta sull’integrazione scolastica. Troppo spesso, infatti, capita che alcuni bambini, a causa delle loro difficoltà cognitive, comportamentali e relazionali (esempio bambini con ritardo mentale, disturbi dell’attenzione e iperattività) fatichino ad inserirsi in contesti sportivi di gruppo a causa della difficoltà a ricordare e rispettare le regole del gioco, pianificare le proprie azioni... La squadra è aperta a tutti, maschi e femmine, bambini normodotati o con disabilità.

Quanti bambini sono coinvolti?
I ragazzi coinvolti sono circa 25, di cui 13 hanno ritardo cognitivo, epilessia, difficoltà di apprendimento, iperattività, sindrome di down, difficoltà relazionali e logiche, difficoltà motorie. Tutti tra gli 8 e i 14 anni. Con loro ci sono sei allenatori. Quattro sono presenti contemporaneamente ogni domenica mattina al corso, supportati da un'equipe di Imparole di Pedagogisti, psicologi e psicomotricista. Gli allenatori non avevano esperienza con bambini disabili. Hanno cominciato proprio con questa squadra.

I ragazzi hanno visibilmente avuto benefici da questa esperienza?
I ragazzi si divertono molto... e gli allenatori lo vedono dal sorriso sui loro volti e dalle amicizie che in questi mesi sono nate. Inoltre imparano lo sport, a pattinare, imparano le tecniche del gioco e di tiro. Imparano a
confrontarsi tra loro, ad interagire nel gruppo, a “fare gruppo e squadra”. Come dice una nostra psicomotricista: “Il senso di appartenenza ad una squadra sostiene e rafforza la percezione del bambino quale parte importante di un tutto, lo motiva “a fare” superando le proprie fatiche ed impedimenti. Guardare gli altri, imitarli, fare insieme determinate attività, permette a questi bambini di integrare emozionalità e apprendimento di nuovi schemi motori che consentono loro di raggiungere una più matura consapevolezza corporea e più adeguate capacità di relazione.

Ci sono stati passi avanti dall'inizio del corso? 
La scuola degli Pscimotricisti Francesi sostiene che l’apprendimento legato ad un’esperienza piacevole rimane indelebile. Questo è quanto sta accadendo a due bambini appartenenti alla nostra squadra. Per uno di questi bimbi, a causa di un’importante immaturità psicomotoria, il poter mettere i pattini ai piedi sarebbe stata, fino a qualche mese fa, una meta irraggiungibile. Per l’altro bambino ha invece giocato un ruolo fondamentale la socialità, quale motore per mettersi in gioco nelle relazioni con modalità sempre più adeguate”.

Gli allenamenti sono ogni domenica mattina, dalle 10 alle 12, da ottobre a maggio, nella palestra del Centro Sportivo Saini Via Corelli 136 a Milano. Per informazioni: 02/92592030 o scrivere a segreteria.milano@imparole.it.

di Cristina Colli

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