Centro Italiano Aiuti all'Infanzia

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L'aiuto "sui banchi di scuola" nel quartiere Stadera

ciaiE' nato nel 1968 da un gruppo di famiglie e volontari ed è uno degli enti più storici (e con la più solida reputazione) dedicati alle adozioni internazionali. Ma il Ciai, Centro Italiano Aiuti all'Infanzia, non è solo questo.
Comincia il suo lavoro di protezione dei minori molto prima: la sua mission è difendere il diritto del bambino, di ogni bambino, a vivere prima di tutto nella propria famiglia. In diverse parti del mondo, l'associazione combatte per prevenire le cause dell'abbandono, che sono la povertà, la malattia, la difficoltà di accesso ai servizi sanitari e scolastici.

Anche in Italia ci sono minori che hanno bisogno di essere protetti, per questo il Ciai è partito proprio da Milano, la città in cui è nato, per un intervento in una zona storicamente "difficile", il quartiere Stadera. "La mancanza di servizi e l'instabilità economica e sociale sono tratti caratterizzanti il quartiere", spiega Francesca Silva, responsabile del progetto. "In esso convivono famiglie italiane e straniere. Si tratta di nuclei disgregati o in crisi, in cui i genitori lavorano per molte ore al giorno e sono privi di punti di riferimento e luoghi sicuri in cui lasciare i propri figli".

Così, dopo un attento monitoraggio dei bisogni e l'avvio di una collaborazione con le istituzioni e l'Asl, da gennaio 2009 il Ciai ha avviato un intervento presso la scuola elementare di via Palmieri. "Il progetto accoglie una ventina di bambini tra gli 8 e gli 11 anni, dunque tra la terza e la quinta classe", prosegue la responsabile del progetto. "Si tratta di una fascia d'età per la quale non esistono molti altri spazi e interventi, che si concentrano invece maggiormente sull'età successiva, quella della scuola media, in cui però l'indice del disagio è più alto e già conclamato".

I bisogni maggiormente rilevati tra i minori sono strettamente legati alla fragilità dei loro modelli educativi di riferimento (genitori) che spesso per svariati motivi (conflittualità genitoriale, nuclei monoparentali, difficoltà economica, problemi di inserimento/lingua per gli stranieri) non sono in grado di essere sufficientemente presenti, di sostenere la loro crescita, di orientarli e supportarli.
Nel quartiere il fenomeno della dispersione scolastica è molto diffuso nella fascia dei pre-adolescenti, 10 - 13 anni.
L'assenza dei genitori e la mancanza di spazi e attività di socializzazione dedicate, portano i bambini e i ragazzi a ricercare un altro tipo di appartenenza come le bande che diventano una seconda famiglia o una famiglia alternativa.

L'intervento del Ciai si concretizza in attività pomeridiane, tre giorni alla settimana, su un gruppo di bambini segnalati a inizio anno dalla scuola. "L'équipe, coordinata da uno psicologo e formata da educatori professionali svolge un intervento personalizzato e varia le attività tra svolgimento dei compiti, laboratori creativi, visite in giro per la città. Si tratta di far uscire questi bambini da quel "confine invisibile" che è il quartiere, aiutandoli a organizzare la socialità all'interno di un gruppo di pari e di sperimentare nuove relazioni con adulti che non sono i docenti della scuola e non sono le famiglie, costruendo relazioni "altre" rispetto a quelle che hanno fino ad ora vissuto".

Il progetto, finanziato con i Fondi della legge regionale 23 e con un contributo di Terna spa, sta dando ottimi risultati: "E' aumentata l'autostima e migliorata la relazione con i coetanei e con gli adulti. Grazie a un laboratorio teatrale condotto da un'attrice professionista, i bambini hanno potuto esternare anche una dimensione di affettività sommersa", conclude Silva. "Le famiglie stesse hanno percepito, dopo un po' di tempo, la nostra volontà di sostenerle in questo difficile cammino educativo. Credo che, grazie alla scuola, stiamo realizzando davvero un importante lavoro di prevenzione rispetto al disagio che inevitabilmente "esplode" durante la fase della pre-adolescenza. Inoltre, abbiamo la soddisfazione di vedere bambini più sereni e stimolati rispetto ad esperienze positive che non avrebbero mai potuto vivere e in cui ora potranno coinvolgere anche la loro famiglia".
Benedetta Verrini

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