Bharata Natyam: a Milano un corso di danza per bimbi sordi

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Non serve sentire la musica, basta contare e ascoltare il corpo

Non chiamatela arte terapia, mi raccomando. Marcella Bassanesi, ideatrice e maestra di un corso di danza indiana per bimbi sordi, è chiarissima su questo: “L’arte è terapeutica per tutti, non solo per chi ha problemi evidenziati nella società. Il bimbo sordo per me è un bimbo finito, che sta bene, che ha una sua caratteristica. Io offro a questa caratteristica di fare un’arte bella e gioiosa. Di solito i non udenti in Italia devono stare a guardare gli altri che si muovono. Invece io offro loro un’arte. Ma nessun atteggiamento medicale né terapeutico, insegno un’arte”.

Marcella è mamma di due bambini ed è la direttrice artistica di Apsaras, centro per le arti sacre dell’India. Ha lavorato anni come educatrice in progetti legati alla disabilità, lavorando anche come assistente alla comunicazione per bambini Sordi con la Provincia di Milano. Da oltre vent’anni fa ricerca sulle arti sacre dell’India ed è stata allieva di Ujwal Bhole, maestro di danza e yoga, che ha condotto progetti di danza per bambini audiolesi. Il primo anno di corso, dopo anni di preparazione, sta prendendo il via a Milano presso il teatro Trebbo di via De Amicis e lo Spazio Luce di viale Monza. Per bambini dai 5-6 anni

Un corso di danza per bimbi che non sentono la musica?
Il Bharata Natyam è una danza indiana, uno yoga danza che richiede un lavoro sulla geometria del corpo, sui numeri. Ed è utilissima, a tutti, perché rende capaci di organizzare lo spazio esterno, dà fluidità maggiore ai bimbi per affrontare lo spazio. La musica non è necessaria all’apprendimento, è musica interna. Quando il bimbo è nella pancia della mamma ha il piacere del movimento senza la musica. Qui è uguale. Io formo artisti che quindi si esibiranno con la musica, ma solo per il piacere del pubblico. I miei danzatori, anche quelli normodotati, studiano solfeggiando, con i numeri, non con la musica.

Ma come si fa a ballare senza sentire la musica?
Viene insegnata battendo il suolo. Si usa un bastone di legno, che viene battuto sul pavimento e produce vibrazioni che sono percepite dal corpo. E se si è in tanti sono percepite anche le vibrazioni degli altri. E’ una danza che si balla battendo i piedi.

Perché allora un gruppo separato?
Faccio un gruppo separato per poter dedicare tutta la mia attenzione a persone che non mi sentono mentre insegno. Non mi girerò mai, ma li guarderò sempre, li toccherò ancora più di quello che faccio con gli altri miei allievi e mi avvarrò di un’assistente alla comunicazione se servirà. E batterò più forte il bastone. Non intendo parlare tanto ma fare tanto, con la lingua madre, che è il corpo.

di Cristina Colli

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