Abuso: in via Procaccini il centro di primo ascolto

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Bambini ancora onlus accoglie, ascolta e accompagna le famiglie

“I bambini troppo spesso non vengono creduti, internet ha peggiorato la situazione e noi associazioni dovremmo unirci, per essere più forti”. E’ una che parla chiaro Maria Benigno Bruni, presidente di Bambini ancora Onlus, che in via Procaccini ha organizzato il Centro di primo ascolto, per chi sta vivendo questo dramma.  Tutti volontari: psicologi, psicoterapeuti, pedagogisti, avvocati, medici legali e insegnanti. E poi Maria e suo marito, medico legale, da cui è nato tutto.

Come siete arrivati al creare la onlus e a lavorare in questo ambito?
Mio marito ha iniziato negli anni ’90 per lavoro a occuparsi di abuso. Io per molti anni me ne sono disinteressata. Mi pesava, come donna, come mamma. Nel 1997 ho fondato con un gruppo di donne l’associazione Informazione Donna. Il progetto era di aprire uno sportello di aiuto a tutte le donne in difficoltà. Ma poi siamo partiti per le vacanze e mio marito si è dovuto fermare in Toscana per una “visita urgente”. Quell’incontro, con quella giovanissima mamma davanti all’ambulatorio, con in braccio un “trottolino biondo”, mi ha spalancato gli occhi. E’ arrivato il cosiddetto pugno allo stomaco e ho cominciato ad attivarmi. Appena tornata a casa, con le donne dell’associazione, abbiamo deciso di indirizzarci sull’abuso nei minori e siamo partite.

Tutto di cuore dunque, nessuna esperienza?
C’era mio marito, ma io e le altre donne non avevamo esperienza, ma eravamo desiderose di fare...Così nel novembre dello stesso anno abbiamo fatto la prima fiaccolata silenziosa, in ricordo di Silvestro delle Cave. (ora c’è ogni anno). Abbiamo cominciato a formarci, a fare entrare nel gruppo anche i tecnici: psicologhe, avvocati, psicoterapeuti, pedagogisti. Non avevamo una sede, ma giravamo a fare incontri ed eventi di sensibilizzazione soprattutto.

Poi avete aperto il centro d’ascolto...
Quando si è liberato uno spazio sotto casa non ho potuto farlo scappare. Ha un’esposizione sula strada, quindi è visibile e accessibile facilmente. E’ quello di cui avevamo bisogno e così ci abbiamo provato. Ed è nato il centro di primo ascolto. Siamo una ventina di volontari, facciamo fatica con i turni, ma riusciamo a garantire l’apertura ogni pomeriggio.

Cosa succede in questo centro?
Da noi arriva la mamma, la nonna, la zia, l’insegnante o il papà. Arrivano persone che hanno un dubbio di abuso su un bambino o persone che già hanno il bimbo seguito dai servizi, ma cercano un sostegno. Quando ti ritrovi ad affrontare un sospetto di abuso sei solo, ti si crea il vuoto attorno, non sai mai cosa fare e non fare. Noi suggeriamo di non fare i detective da soli, di non interrogate i bimbi, ma di affidarsi a specialisti e ad associazioni che possano accompagnare in un lungo e doloroso percorso.  E’ un posto informale, che facilita il racconto. Di solito io faccio il primo incontro da sola e ascolto, faccio qualche domanda. Poi si unisce una psicologa o psicoterapeuta che cerca di individuare fino a che punto c’è la realtà o fino a che punto (purtroppo ne capitano abbastanza) c’è invenzione, interesse (magari durante un divorzio non consensuale).

Dopo anni di storie condivise e ascoltate, come descriverebbe la situazione in Italia?
I bambini troppo spesso non vengono creduti, internet ha peggiorato la situazione, creando più occasioni di contatto, sulla rete c’è una lobby di pedofili con una grande potenza. L’abuso intrafamigliare è sempre il principale, si parla di un 70-80% (una volta era più alto), segue quello da parte di persone che gravitano sul bambino e infine c’è l’incontro casuale (2-5%).

Cosa consiglia davanti a un sospetto?
Prima si agisce meglio è. Un bambino che sta subendo un abuso lancia un messaggio. Cerchiamo sempre di ascoltare, di leggere i segnali. E crediamo al bambino sempre, poi andremo a fondo alla cosa. Quando ho iniziato quest’attività in tre mesi ho incontrato sei donne, adulte, che mi hanno raccontato di aver confidato alle mamme, quando erano piccole, un abuso. Ma di non essere mai state credute. Sei persone, troppe per essere una coincidenza!

Info: www.bambiniancora.org iadbambiniancora@hotmail.com 02 36531534

di Cristina Colli

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